CULTURA - 5 marzo 1999

LA POESIA PANICA di FERNANDO ARRABAL

Il grande regista, drammaturgo e scrittore spagnolo in Italia per City Lights dal 16 marzo - tappe a Venezia, Roma, Cagliari, Milano, Livorno, Bologna, Firenze e Lucca - per presentare La pièrre de la folie in edizione italiana e, in anteprima assoluta, Jorge Luis Borges: una vita di poesia, l'omaggio video (70') realizzato per Arrabal (Alphaville/Spirali).

"Il parroco è venuto a far visita a mia madre e le ha detto che sono pazzo. Allora mia madre mi ha attaccato alla sedia. Il parroco mi ha fatto un buco nella nuca con un bisturi e ne ha estratto la pietra della follia. Poi mi hanno portato, legato mani e piedi, fino alla navata dei pazzi." E' uno dei primi, fulminanti "passaggi" - già vi si riconoscono immediatamente alcuni degli "ingredienti" fondamentali della poetica, scritta e visiva, dell'autore di Andrò come un cavallo pazzo: la madre, la chiesa, l'irriducibilità alle regole codificate della "civile convivenza" scambiata per follia - de La pierre de la folie, una delle opere più note di Fernando Arrabal, che City Lights Italia presenta ora finalmente in italiano, col testo originale francese a fronte (pp. 230, lire 15.000), che ha già vinto il

Premio Nazionale di Poesia "Alessandro Manzoni" 1999,

che l'autore e l'editore ritireranno il prossimo 30 maggio.

Pubblicato da Julliard nel 1963, La Pierre de la folie fu definito dallo stesso autore - che un anno prima, con Roland Topor e Alejandro Jodorowsky, aveva costituito il movimento Panico - "libro panico": per eccellenza, aggiungiamo noi, vista la straordinaria sintesi operata da Arrabal tra accadimenti autobiografici (spesso dolorosi, come il mai risolto rapporto con la madre, sospettata di aver causato l'arresto di suo padre ad opera della polizia franchista) e produzione di sogni, tra poesia e prosa, tra elementi "reali" e immagini simboliche accostate in maniera audacissima e affascinante ("Ho una bolla d'aria. La sento perfettamente. Quando sono triste si fa più pesante e a volte, quando piango, sembra una goccia di mercurio. La bolla d'aria cammina dal mio cervello al mio cuore e dal mio cuore al mio cervello", questo l'incipit ).

"Io posso morire in qualsiasi momento. Ma vivo pensando, anche se è un'illusione, che sono immortale. Forse, non si può vivere in altra maniera. Conviene vivere nel futuro. Conviene vivere generosamente": queste invece sono le ultime parole pronunciate in pubblico da Jorge Luis Borges, pochi mesi prima che morisse a Ginevra il 14 giugno 1986. Chiudono il non comune (e come poteva essere altrimenti, trattandosi di Arrabal?!) omaggio al grandissimo scrittore argentino che Fernando Arrabal ha realizzato per Alphaville/Spirali e che ora il regista presenta in anteprima in questo suo viaggio in Italia grazie a City Lights.

J. L. Borges - Una vita di poesia raccoglie gli ultimi interventi pubblici di Borges, quelli dove più forte è l'accento sul potere della poesia, sul sublime piacere della lettura, sulla differenza tra il presente che viviamo ed il futuro che dobbiamo costruire. Arrabal ha montato questa specie di testamento spirituale (aveva a disposizione oltre trenta ore di riprese televisive, di cui parte saranno mostrate nel corso degli incontri di presentazione del film) inserendo scene girate l'estate scorsa a Milano, estratti di alcuni dei suoi film ormai di culto (Il cimitero delle vetture, Andrò come un cavallo pazzo, Addio Babilonia, L'albero di Guernica), opere visive tratte dalla sua mostra Arrabal Espace: Parigi l'avanguardia o di altri autori come Topor, Man Ray, Goya, Olivier O. Olivier, Velasquez, Degas, Vermeer e unendo il tutto con frammenti sonori che vanno dalla musica etnica a Bach, da citazioni di altri suoi film come Viva la muerte alla musica contemporanea.

per ulteriori informazioni e contatti: Dino Castrovilli: tel. 0347 3620298 - Antonio Bertoli: tel. 0335 84.07.189

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Cultura

UNA BIOGRAFIA PER ILCINEMA "La mia vita appesa ai sogni".
Il grande scrittore argentino Jorge Luis BORGES si racconta in questo inedito curato da Fernando ARRABAL.

Il film - Una vita di poesia - raccoglie gli ultimi interventi in pubblico, tra Tokio, Ginevra e Milano di Jorge Luis Borges. Il filmato è curato dal grande drammaturgo, poeta e scrittore spagnolo Fernando ARRABAL.

Una vita di poesia costituisce una sorta di testamento culturale del celebre poeta e narratore argentino, del quale viene riproposta una selezione di riprese televisive con i suoi ultimi interventi, fino a poche settimane dalla morte, avvenuta nel giugno del 1986. Agli interventi borgesiani, Arrabal ha affiancato immagini girate a Milano lo scorso anno e sequenze tratte dai suoi film.

Una vita di poesia dura 70'. Gli interventi di Borges toccano innumerevoli argomenti, spaziando dalla letteratura alla storia, dalla filosofia alla guerra. Una sorta di canovaccio attraverso il quale è possibile comprendere meglio la sua arte singolarissima, affidata a rari e complessi riferimenti libreschi ed eruditi, nei quali primeggiano i simboli del labirinto, della biblioteca, degli scacchi e dello specchio.


“Quando un uomo e una donna generano un figlio, non sanno chi metteranno al mondo: potrà essere Shakespeare o Macbeth, Adamo o Caino: questo è il meno. Le cose succederanno poi. E il nostro dovere, il nostro preciso dovere, è di organizzare l'avvenire, sapendo che sarà molto diverso perché le epoche non si somigliano. Ma non posso parlare con maggiore autorevolezza, perché sono del tutto privo di senso storico. So d'un tratto che accadrà qualcosa. Questo qualcosa può essere una favola. Di questa favola vedo il principio e la fine, ma non quello che succede tra il punto di partenza e la meta: questo devo scoprirlo io, così come l' epoca che viene, la sintassi che conviene usare. Credo che bisogna diffidare delle teorie estetiche. Quando ero giovane credevo, per esempio, che la metafora fosse l'elemento essenziale della poesia, o credevo, molto erroneamente, che il verso libero fosse più facile del verso classico. Ora cerco di intervenire il meno possibile nella mia opera scritta. Lascio che tutto rimanga a carico di quello che gli antichi chiamavano la musa, gli ebrei ruah, lo spirito, e William Butler Yeats, il grande poeta irlandese, la "grande memoria", la memoria dei nostri antenati, vale a dire la memoria del genere umano. O ciò che la nostra fede - o mitologia - chiama subconscio. Infine, è lo stesso - una parola vale l'altra - anche se io preferisco l'idea dello spirito: mi piace di più, seppure un po' ambiziosa. Credo che tutti siamo visitati dallo spirito. Di romanzi non posso parlare perché ne ho letti pochi, fuorché le saghe, fuorché Conrad, fuorché i russi, fuorché il Don Chisciotte. Quasi non ho letto romanzi. In compenso ho letto molti racconti. Quanto alle teorie estetiche, torno a ripetere quello che ho già detto: quali teorie ebbero gli iundù, i persiani, gli arabi, che scrissero le Mille e una notte? Una sola, principale, in letteratura. Evidentemente, è come dire nessuna. Si abbandonarono al piacere di raccontare. Credo che ogni scrittore debba abbandonarsi al piacere di sognare e di scrivere. Per quanto azzardato, forse la massima felicità è la lettura. Ho scritto, una volta, che altri rimpiangono i libri che hanno scritto. Io rimpiango i libri che ho letto. Non riesco a pensare al Medioevo né all' età barocca. Però mi consolo pensando che per me il massimo filosofo sia stato Schopenhauer. Parlando della storia, Schopenhauer affermava che cercare in essa significati è come cercare forme di leoni, o di montagne, nelle nuvole. Per uno scrittore è opportuno non intervenire nella propria opera, soprattutto deve evitare che vi intervengano le sue opinioni. Le sue opinioni hanno attinenza con l'effimero e non sono importanti. Ritengo che forse la più sensata affermazione sull'arte sia contenuta in queste parole del pittore americano Whistler: Art happens, l'arte accade, l'arte avviene. Dimentichiamo le radici, le scuole, le generazioni, tutto questo è evidentemente vano: l'arte è un miracolo, forse un miracolo minimo, e tuttavia frequente. Nel mio caso si manifesta così: all'improvviso sento che qualcosa sta per accadere. E allora la mia anima, la mia coscienza, sono in un atteggiamento passivo. E aspetto. La bomba è la spada, il fucile, la pietra con cui fu ucciso Abele. E' un'arma, è orribile. E' la maschera attuale delle armi, che sono odiose. Ma purtroppo i poeti si sono messi a cantare la guerra. L'epica è ammirevole, ma il suo argomento no. Tutte le guerre sono ingiustificate. Non ci sono vittorie, solo disfatte. Una vittoria è solo una disfatta, dal momento che un uomo uccide un altro uomo: tutto ciò è terribile. Sono contro la bomba, contro la spada, contro tutte le armi. Perfino contro le armi illustri, antiche, non so, degli assiri, dei persiani o dei greci. Ci sono parecchi futuri, migliaia di futuri differenti tra loro. Un futuro è poco, no? Ciascuno di noi pensa a un futuro differente. La sola cosa che sappiamo è che il futuro sarà differente da noi. Per esempio, ci interessiamo alla storia, alla scienza, alla geografia, alla vita dopo la morte, agli esseri dei vari pianeti. Ma tutto questo cambierà, ci si interesserà di altro. Non si possono prevedere le cose né gli individui: ciascun individuo è differente, non credo sia prevedibile. E la poesia è fatta di individui. Non di cose vaghe come la società, le città, i paesi: tutto ciò è troppo astratto. Nessuno avrebbe potuto prevedere Ariosto, per esempio, soprattutto dopo Dante. Sembrava imprevedibile. Eppure è arrivato, e c'è per sempre, per fortuna. Prevedere gli individui è impossibile. Possono trovarsi somiglianze, ma non di più. Per esempio Blake e Swedenborg si assomigliavano, ma erano anche molto differenti, le loro metafore sono differenti e tutto il resto è differente. L'avvenire sarà fatto di individui, non di epoche e di scuole, che sono solo comodità della storia della letteratura o della storia della pittura. Le scuole non contano. Blake detestava il Romanticismo. Hugo visse del suo diritto e non delle sue teorie che in genere contano ben poco. Le teorie in genere non sono importanti. Le teorie possono essere stimoli per creare: allora sono utili. Faccio l'esempio di Whitman, un grande poeta: le sue idee sulla democrazia a noi sembrano talmente desuete, così lontane da noi che ci interessano assai poco. Ma per lui erano importanti, aveva bisogno di quelle idee per fare la sua opera. Ed è la sua opera che conta oggi, non le sue teorie e le sue dottrine. Io non ho delle opere. Qualche frammento: chiamano questo un'opera, forse per ragioni tipografiche. Si sogna come si dice "piove". Non c'è soggetto, c' è solo il verbo. E il verbo sta qui, poiché viviamo, poiché sogniamo. Non c'è nessuna differenza, tra le due attività. Sognare è essenziale, forse è la sola cosa reale che ci sia. Il sogno che cambia, che si sogna, che si meraviglia di sognare. Tutto ciò si chiama filosofie, metafisica, anche poesia. Credo che la poesia sia atemporale e che non abbia niente a che fare con le epoche o con le circostanze. Un buon verso continua, no? E' sempre un buon verso. Flaubert la pensava allo stesso modo. Quando un verso è bello, perde la scuola, ha detto Flaubert. Sì: quando un verso è bello, c'è. Poco importa che sia stato scritto questa mattina o da migliaia di anni. Be', in un'altra lingua è diverso. La poesia è qualcosa di eterno. Come diceva Keats: A thing of Beauty is a Joy for ever, una cosa bella è una gioia per sempre. Invece le circostanze sono solo contemporanee, storiche, nel senso più malinconico della parola. Da giovani si vuole essere interessanti, o infelici, eroi da romanzo russo, eccetera, o il principe Amleto. Alla mia età no: ho perso la voglia di esere Amleto o Raskolnikov. Sono solo Borges, e a volte è dura. Joy delights in joy, è un bel verso scritto trecento anni fa. Se cito il verso di un poeta persiano che dice: La luna è lo specchio del tempo, allora si pensa a quella cosa apparentemente fragile, bianca, perduta nel cielo: la luna, il tempo, il tempo che scorre senza inizio, mi sembra, senza fine. E' una bella metafora, è stata scritta nel Medioevo da un poeta, in Persia. Ma ciò non ha nessuna importanza. Se una cosa è bella c'è, resta. Tutto è fantastico. Il senso della vita è il sogno. L'ha detto Schopenhauer e l'ha detto Hume. Si è sentito che c'era un' intimità, un intimo legame tra i loro sogni e la vita. O pittosto che la vita è una maniera del sogno. O che il sogno è una maniera della vita. Sono tanti i mali attuali. Sono dovunque. Perfino nel mio Paese, che ha una storia breve, c'è il nazionalismo. E' un male. Perché accentuare le nostre differenze e non accentuare le nostre affinità? C'è un altro male, che è la disparità di distribuzione dei beni materiali e spirituali. Vale a dire che serve l'educazione. L'educazione e poi il fatto di giungere il più presto possibile a una cittadinanza planetaria: finché ci saranno Paesi, finché ci saranno frontiere, ci saranno discordia, guerra, rivalità. Credo, pertanto, che la massima speranza sarebbe di dimenticare la geografia politica, una delle scienze più pericolose. E di correggere quel male che ho segnalato, la disparità nella distribuzione della ricchezza e della povertà... E poi conviene credere nella possibilità di creare il proprio avvenire, modificare il proprio avvenire. Questa forse è un'illusione, come un'illusione necessaria è il libero arbitrio. Ma per continuare a vivere dobbiamo credere nel libero arbitrio, dobbiamo fare piani per un futuro certamente incerto, e del quale l' unica cosa che sappiamo è che non potrà somigliare ai nostri sogni. Intanto, facciamo tutto come se fossimo immortali.

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Comunicato stampa. CULTURA

FERNANDO ARRABAL

Premio di Poesia Europa “Alessandro Manzoni” 1999, tredicesima edizione, al Poeta spagnolo

Realizzatore di film “Jorge-Luis Borges - Una vita di poesia- (Alphaville, 1999)
e della opera “Pietra della folia” (City Lights Firenze,1999)

COMUNE DI BAVENO
Il Sindaco - Avv. PAOLO MARCHIONI
Villa Fedora
30 maggio 1999. Ore 15.30

Assessorato alla Cultura
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