NOUVEAU LIVRE:


20/09/2002


Fernando Arrabal torna in libreria con "Champagne per tutti”
Il poeta e drammaturgo franco-spagnolo ricorda il suo amico,
il pittore Topor, con il quale assieme a Alejandro Jodorowsky nel 1962
, fondò il "Movi-mento Panico” al quale guardano Marylin Manson e Jim Morrison:
Un mo-do di vivere nella totalità,
ispirandosi al dio Pan per quello che di comico e di tragico c’è nella sua esistenza


PER FESTEGGIARE i suoi 70 anni, compiuti lo scorso agosto, Fer-nando Arrabal ha voluto offrire Champagne pour tous’ (Champagne per tutti). Si intitola cosi l’ultimo libro che il geniale poeta e drammaturgo franco-spagnolo pubblica in Francia, in questo mese, per ricordare il suo grande amico, il pittore Topor con il quale, assieme a Alejandro Jodorowsky, nel 1962, fondò il Movimento Panico.
L’autore di celebri commedie del Teatro dell’Assurdo, da "... E metteranno le manette ai foni” a "Fando e Lis”, e regista di film-shoc come "Viva la muerte” e "Andrò come un cavallo pazzo” fa rivivere in un insolita con-versazione colui che erà stato il suo primo amico, al suo arnivo a Parigi, nel 1955, e suo complice di sempre.

Arrabal, oltre a Topor, chi altro ha invitato nel nuovo libro ai suoi brindisi scandalosi, anticonformisti e iconoclasti?
Ci sono André Breton e il gruppo surrealista, Jarry e Kafka, Jodorowsky e molti altri. Con Topor discutiamo di filosofa, arte, religione, amore, let-teratura, in maniera insolente e con un humour che, mi auguro, sia spietatamente contagioso.

Con Topor e Jodorowsky creò il Movimen-to Panico, sulla scia del surrealismo. Quel "panico ". non inteso come effetto del ter-rore, ma come totalità, è ancora attuale?
Credo che la scienza, la filosofia, vadano dal minimalismo all’esageratamente grande. Dal Big Bang minuscolo fino al mondo enorme di oggi. il mondo e le stelle. Noi ci siamo preoccupati di tutto questo: ci siamo preoccupati del dio Pan, per quello che c’era di comico e di tragico nella sua esistenza. E ci ha preoccupato il dio Pan, come lei ha ben detto, nel senso di totalità: Pan nel senso di "tutto”. La sorpresa fu che quello che avevamo creato come una sorta di credo si rivelò una rivolta giovanile nei confronti del gruppo surrealista, dove eravamo stati per tre anni. Per Jodorowski e per me fu meraviglioso, ma per Topor non tanto. Per Jodorowski e per me era quello che avevamo sognato nella Spagna fascista, nel cilicio retrogrado di quellepoca. Allora, avevamo sognato il movímento surrealista. Poi, arrivando là, passati tre anni, ne avemmo abbastanza. Ma non volevamo essere espulsi con un anatema, e cosi abbiamo creato il "Panico”. Ed è per questo che il mio ultimo libro, "Champagne per tutti”, racconta gli anni della modernità attraverso noi tre, attraverso il "Panico”.

Il movimento " Panico, più che una teoria, è un’azione, un modo di essere?
Si, è un modo di vivere. Ma non vorrei sembrare molto sicuro di me stesso. Noi non siamo mai stati sicuri di noi stessi. Infatti, tra noi tre fonda-tori del Panico ci siamo detti: "Non importa chi può dirsi creatore”. Avevamo già intuito che si trattava di una trascendenza di orgasmo una tra-scendenza dì bontà, e anche di organizzazione.
Una trascendenza che si è espressa nel teatro, nel cinema, nella poesia, nel romanzo, nella pittura e, più recentemente, persino su Internet...
Noi siamo molto stupiti del fatto che oggi ci siano molti giovani, come ad esempio Marìlyn Manson, che poi così giovane non è, che sì rivolgono a noi come se fossimo dei maestri. Pochi anni prima di morire, in Messico, Jim Morrison sì era rivolto a me, e questo mi meraviglia ancora oggi, perché io ho molto di più da imparare da questi tipi che non da me stesso. Mi sono interessato molto, da sempre, alla scienza (ogni 15 giorni scrivo articoli scientifici sull’Express), perché la scienza mi porta verso la confusione, verso l’indeterminazione, verso quell’ambiguità che era già presente in Shakespeare e Cervantes.

E anche la comunicazione via Internet, per lei, accelera questa "confusione”?
il "New York Times” ha scritto che, tra gli autori, il sito migliore è il mio:
arrabal.org. In realtà, una volta di più, non è un sito che ho fatto lo, ma un di-scepolo di Paik, un sud-coreano che si chiama Franziska Megert. lo trovo che il virtuale, questa realtà di un colpo di dito che va oltre me; funzioni bene. E noi possiamo, con un colpo di dito, ímmettere migliaia e migliaia di informazioni, molto più che in qualsiasi archivio di carta. Il 23 maggio scorso, alla televisione spagnola, a Barcellona, in diretta, ho parlato per un’ora al telespettatori che mi chiedevano come fossi riuscito con le míe commedie a trovare la risposta alla mi-naccia del fascismo. Loro mi dicevano, «Tu sei il solo spagnolo che ha scritto la Lettera a Franco. Sei stato l’unico:
come hai fatto a capire prima degli altri?» No, io non ho capito prima: quan-do Franco era in vita io non sapevo, ma mi ponevo delle domande. E alla fine ho detto ai telespettatori che c’è un modo per comunicare con me: digitare arrabal.org. "Org”, non come orgasmo, neppure come orgia, ma come organizzazione. Li ho invitati a scrivermi, e immediatamente sono arri-vate decine di e-mail, e il centralino di quella televisione ha fatto esplodere quella "Notte aperta” che, peraltro, era il titolo della trasmissione. E tutto questo grazie a Internet.
Alfred Jarry afferma, per bocca di Ubu, che la patafisica è "la scienza delle soluzioni immaginarie” A Milano, nel giugno scorso, a conclusione della "prima” di ‘Fando e Lis”, lei è stato festeggiato da celebri patafisici. italiani, guidati dal pittore Enrico Baj che le ha consegnato il titolo di "gran satrapo trascendente” . Quali sono le sue "soluzioni immaginarie”?
Il "satrapo” non ha alcun obbligo, nessun dovere, non deve essere iscrit-to a nessuna forma di pensiero. Ma devo dire che l’eccezione ¿ la regola della nostra vita. Noi ci interessiamo a queste eccezioni. Vale a dire alla casualità, al tempo che si fa colpo di sce-na. Ed è a questi colpi di scena, a queste eccezioni, che io, Topor, Jodorowsky, Jarry e gli altri ci siamo sempre interessati
Paolo CALCAGNO
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