SE EDIPO IMPUGNA LA BANDIERA ROSSA

di Alberto MORAVIA

Viva la muerte " di Fernando Arrabal è un film doppiamente autobiografico, cioè sia negli eventi che sono quelli della vita stessa dell'autore, sia nelle deformazioni che l'autore non può fare a meno, proprio perché è profondamente e direttamente impegnato nella sua opera, di introdurre negli eventi. Di che si tratta in " Viva la muerte " ? In una cittadina spagnola, ai nostri giorni, in una famiglia povera composta dei nonni, della madre e di una zia, vive un ragazzo il cui padre, ufficiale repubblicano, ai tempi della guerra civile, fu arrestato e condannato prima a morte e poi al carcere a vita. Il ragazzo ha assistito all'arresto, sa della condanna a morte e del carcece a vita e ha pure appreso che il padre ha tentato di uccidersi e che alla fine è diventato pazzo ed è scomparso. Ora questa è punto per punto la storia del padre di Arrabal il quale, infatti, ha scritto : " Il 4 novembre del 1941 colpito da turbe mentali, moi padre fu trasferito del carcere centrale di Burgos al maniconio provinciale della stassa città. 54 giorni dopo sfuggi e scomparve per sempreÖ Il giorno della sua scomparsa, a Burgos, c'era un metro di neve e gli archivi indicano che egli non aveva con sé la carta di identità e indossava soltanto il pigiamaÖ Mio padre che era un " rosso ", era nato a Cordoba nel 1903. La sua vita fino alla scomparsa fu una delle più dolorose che io ricordi. Mi piace pensare di avere le sue stesse idee artistiche e politicheÖ ".

Fin qui i fatti. Ma nel film, oitre all'autobiografia fattuale c'è anche quella interiore. Arrabal imagina che il ragazzo è sicuro che sia stata la madre retriva e bigotta a denunziare e fare arrestare il padre dai franchisti. Cra, è accertato che queste " non risponde alla varità ". In realtà la madre si limitò, forse per paura, a non prendere le difese del marito, a non assisterlo con il suo affetto. Bisogna dunque vedere nell'invenzione della delazione una specie di rabbiosa diffamazione da parte di Arrabal il quale, evidemente, " aveva bisogno ", e non soltanto per motivi letterari di non perdonare alla madre il suo contegno verso il padre.

Perché insisto sul doppio autobiografismo di " Viva la muerte " ? Anzitutto perché esso spiega l'atmosfera dolorosa e soferta della vicenda. E poi perché è la chiave per arrivare al nucleo centrale, tragico e straziante, dell'ispirazione di Arrabal. Il ragazzo Faudo ama sua madre di un amore eccessivo, chiaramente edipico, che alla fine potrebe portarlo, per istintiva rivalità, a prendere le parti della donna contro il padre. Ma Faudo sente, al tempo stesso, oscuramente, che deve rivoltarsi contro sua madre e contro il mondo retrivo e bigotto che essa incarna. Allora, con mezzi drastici e disperati, egli opera una scelta esistenziale. Tra se stesso e sua madre getta la delazione materna, il destino del padre, e, alla fine, la rivoluzione. Si identifica, insomma, con il padre " rosso " ; rifiuta la madre franchista. Lo sforzo durato per ripudiare la madre, lo fa ammalare. Nell'autobus che lo porta all'espedale, egli accuserà apertamente la madre di aver provocato l'arresto del padre. Ess a risponderà : " Se egli avesse fatto il suo dovere, oggi sarebbe dalla parte dei vincitori. Oggi sarebbe un padre come tutti gli altri. Ma egli, per le sue idee, ha compromesso tutto : il suo avvenire, quello della moglie e dei figli ". Chi non ha udito parole simili al tempi dei fascismi ?

Il film è raccontato a due livelli, quello della vita quotidiana in un borgo spagnolo e quello della vita interiore di un ragazzo alle prese con il suo inconscio. Nella descrizione della vita quotidiana Arrabal è realistico, del realismo, però, fermo e incantato che è proprio dei surrealisti, a cominciare da Buñuel. La vita interiore, d'altra parte, accompagna quella quotidiana con un flusso continuo di immaginazioni simboliche, violente, truculente. Ma i due livelli si intersecano e si confondono. Arrabal ha capito che il sogno è altrettanto reale della realtà ; e che mentre una cosa può essere vera o falsa, tutto, in compenso, è reale, cosi la verità come la menzogna. La bella zia che si denuda davanti al crocefisso e si fa frustare dal ragazzo, è un sogno oppure una realtà ? La madre che sputa sui fucilati, è una realtà oppure un sogno ?

E' stato osservato che in " Viva la muerte " Arrabal attinge a piene mani nel museo degli orrori dell'onirismo surrealista cosi che nel film, accanto a parti sentite e autentiche ci sarebbero parti di maniera. Non sono di questo parere. In realtà, come tutti sanno anche se non vogliono ammetterlo, l'inconscio è pieno di mostri che Arrabal ha evocato con esattezza in un contesto che li giustifica. L'avere stabilito un rapporto dialettico tra i mostri dell'inconscio e la vita morale mi pare uno dei meriti principali di questo film eccezionale.

Gli interpreti, tutti molto bravi, cosi a livello quotidiano come a livello onirico, sono Mahdi Chaoud che è il ragazzo, Nuria Alspert che è la madre e Anouk Ferjac che è la zia. Affascinanti i disegni sadici di Topor, accompagnati dalle note beffarde di una agra canzoncina infantile danese.